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Che cosa sono le onde d’urto?
Il trattamento con onde d’urto è tutt’altro che una novità
in medicina: si tratta di una realtà consolidata fin
dal 1980 per il trattamento dei calcoli renali, che ha contribuito
a ridurre di molto la necessità di interventi chirurgici
per calcolosi renale. L’ambito urologico sembrerebbe molto lontano
da quello ortopedico-traumatologico, ma particolarmente sorprendente
è l’effetto delle onde d’urto sulle velocità di
riparazione ossea nei casi di pseudoartrosi e nel trattamento
delle patologie muscolo tendinee. L’onda d’urto è essenzialmente
un onda acustica ad alta energia, e non va confusa con l’onda
ultrasonora. A differenza dell’onda ultrasonica o ultrasuono,
l’onda d’urto è un impulso singolo ad incremento pressorio
molto rapido seguito da un decremento più lento. I valori
pressori dell’onda d’urto (E.S.W.T. Extracorporeal Shoch Wave
Therapy) sono mille volte superiori a quelli delle onde ultrasonore:
500 bar contro 0,35 bar.
Come si forma un’onda d’urto?
Esistono 3 tipi di generatori di onde d’urto:
A) generatore elettroidraulico
B) generatore elettromagnetico
C) generatore piezoelettrico
il generatore di onde d’urto che utilizziamo nel nostro centro
è di tipo elettroidraulico. Il nostro apparecchio genera,
attraverso uno speciale elettrodo immerso nell’acqua, un’onda
sferica che viene riflessa e focalizzata da un ellissoide metallico.
La focalizzazione concentra l’energia in quell’impulso pressorio
molto forte e molto breve che chiamiamo onda d’urto. La riflessione
dell’onda generata permette di concentrare l’energia pressoria
della stessa in un volume di ridotte dimensioni il cui centro
chiamato “fuoco”, viene fatto coincidere con il sito della patologia.
L’onda d’urto, pertanto, dopo essere stata riflessa attraversa
l’interfaccia testata dal generatore-epidermide del paziente
e cede energia ai tessuti da trattare.
Caratteristiche fisiche di un’0nda d’urto correlate
al risultato terapeutico.
Il generatore elettroidraulico sviluppa un impulso pressorio
caratterizzato da alcune peculiarità:
1) elevata quantità di energia nel fuoco per onda d’urto.
Tutti gli studi clinici compiuti mostrano la correlazione tra
la quantità di energia focalizzata nel tessuto da trattare
e la regressione della patologia.
2) Ampia dimensione del fuoco. Questa caratteristica ci permette
di avere la massima copertura del tessuto da trattare con efficacia
terapeutica elevata e minor dolore del paziente anche con energie
elevate.
3) Ampia profondità di fuoco. Consente il trattamento
di tessuti duri o tessuti molli profondi.
Meccanismo d’azione delle onde d’urto sui tessuti umani
L’efficacia dell’applicazione dell’onda d’urto è riferita
a due distinti effetti:
1) un effetto diretto dell’impulso sui tessuti nella zona del
fuoco: FASE PRESSORIA;
2) un effetto indiretto di cavitazione: FASE ESTENSORIA.
Fase pressoria
Le onde d’urto generano una forza meccanica diretta che stimola
i processi riparativi dei tessuti molli e la creazione biologica
di meccanismi anti-infiammatori ed analgesici dei tessuti molli.
Si è osservato che l’applicazione di onde d’urto crea
uno stimolo di tipo osteogenico nei tessuti ossei con notevole
incremento dell’attività osteoblastica, ed una risposta
di tipo vascolare neoangiogenica e anti-infiammatoria nei tessuti
molli con notevole rivascolarizzazione in situ.
Fase estensoria
E’ considerato un effetto secondario, dovuto alla parte dell’onda
acustica generata ma non riflessa e segue il primo impulso di
trazione. E’ motivo di un effetto di cavitazione nei tessuti
legato alla depressione che segue l’impulso. In conclusione
le onde d’urto inducono effetti biologici che vanno ad agire
sui meccanismi che generano la malattia e non semplicemente
sui sintomi.
Indicazioni in campo ortopedico e traumatologico
L’applicazione delle onde d’urto extracorporee (ESWT) in campo
ortopedico e traumatologico ha inizio nel 1989 con le prime
sperimentazioni di Eckernkamb e graaf. Il primo campo di applicazione
furono i ritardi di consolidazione e le pseudoartrosi delle
ossa. Successivamente iniziarono le sperimentazioni cliniche
anche sulle parti molli nel trattamento delle periartriti calcifiche
di spalla, nelle epicondiliti ed epitrocleiti e dello sperone
calcaneare. Visti i risultati incoraggianti, si è intrapreso
il trattamento di altre enteropatie. Nel 1995 venne fondata
la società tedesca di onde d’urto (DGST) con il fine
non solo di promuovere la metodologia, ma soprattutto per prevenire
in questa fase le utilizzazioni improprie delle indicazioni
al trattamento. Questa società non solo promuove la ricerca
scientifica assicurando la qualità della metodologia,
ma ha iniziato l’organizzazione di vari corsi di insegnamento
che presto verranno introdotti anche in Italia.in quest’ottica
e seguendo le linee guida della società europea abbiamo
suddiviso le indicazioni al trattamento in due campi: tessuto
osseo e tessuti molli con indicazioni che potremmo definire
attuali in quanto ampiamente sperimentate con esito positivo
e indicazioni future attualmente in fase sperimentale, con iniziali
risultati soddisfacenti. Per quanto si riferisce al tessuto
osseo, ci limitiamo attualmente al trattamento dei ritardi di
consolidazione e alle pseudartrosi delle ossa lunghe e brevi.
In condizioni fisiologiche si ritiene indicativamente che la
guarigione di una frattura avvenga entro tre, quattro mesi dal
trauma; superato questo periodo si instaurano le basi del ritardo
di consolidazione e dopo sei mesi quelle della pseudoartrosi.
Le sedi più frequentemente trattate sono nell’arto superiore:
omero, ulna, radio, scafoide carpale, metacarpale e le falangi;
nell’arto inferiore: femore,tibia, ossa del piede. Come criteri
di inclusione consideriamo: le pseudoartrosi iper e oligotrofiche
e gap tra i monconi di frattura non superiori ai 5 mm; come
criteri di esclusione le pseudoartrosi francamente atrofiche
da valutarsi caso per caso, le pseudoartrosi settiche in fase
sicuramente attiva o in ossa che si trovino in vicinanza di
grosse strutture vasolonervose (scatola cranica, colonna vertebrale)
o in prossimità dell’apice del polmone, come nel caso
della clavicola. La presenza di mezzi di sintesi non controindica
il trattamento, basta evitare il puntamento diretto del fuoco
dell’onda d’urto sul mezzo di sintesi che potrebbe deviare l’onda
stessa. Il puntamento dovrebbe essere condotto sui margini delle
zone da rivitalizzare.
Le complicanze locali sono di scarsa entità e consistono
nella possibile formazione di piccoli ematomi e nella comparsa
di petecchie emorragiche che si risolvono in pochi giorni. Preferiamo
eseguire il trattamento dei ritardi di consolidazione e delle
pseudoartrosi in anestesia generale o regionale (plesso-spinale).
Dopo il trattamentose sono presenti mezzi di sintesi interni
o esterni, non applichiamo nessun gesso o tutore ortopedico,
riserviamo l’utilizzo di tali presidi solo in presenza di fratture
francamente instabili o in assenza di mezzi di sintesi.
Sono attualmente allo studio e i primi risultati sarebbero decisamente
incoraggianti, nuove applicazioni su tessuto osseo in varie
patologie, fra cui:
a) sospetta mobilizzazione delle componenti protesiche d’anca
con presenza di immagini iniziali di “loosening” radiologico
periprotesico o protesi divenute dolorose nei primi mesi dopo
l’intervento in assenza di immagini di loosening radiologico,
b) Nelle necrosi asettiche della testa del femore,
c) Nelle osteocondriti dissecanti del ginocchio
Le indicazioni principali alla terapia con onde d’urto
nelle varie patologie delle parti molli sono:
a) le tendinite calcifichi e non della spalla,
b) le epicondiliti,
c) le epitrocleiti,
d) le trocanteriti,
e) le tendinopatie dell’achilleo,
f) le fasciti plantari con o senza la presenza di spina calcaneare,
g) enteropatie
h) nelle tendinopatie inserzionali croniche caratterizzate da
una scarsa vascolarizzazione della giunzione osteotendinea questa
metodica è un valido trattamento conservativo considerando
il trattamento chirurgico come ultima risorsa terapeutica,
i) nelle tendiniti acute post-traumatiche l’effetto antinfiammatorio
delle onde d’urto è nettamente superiore a quello di
altre pratiche con mezzi fisici (Hassabach, 1997).
j) Nelle tendinite calcifichi il fine non è certo quello
della frammentazione della calcificazione, ma il suo progressivo
riassorbimento attraverso l’aumento della vascolarizzazione
locale.
Controindicazioni generali all’utilizzo delle onde
d’urto sono:
a) disturbi della coagulazione,
b) infezioni acute,
c) i tumori,
d) la presenza di cartilagini di accrescimento nella sede del
trattamento,
e) la gravidanza,
f) pazienti con pacemaker nel trattamento delle parti molli.
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